Tutto quello che non torna nell’affaire Sarkozy, l’ex presidente francese che sarà incarcerato il prossimo 21 ottobre pur senza ancora una sentenza di condanna definitiva
L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy sarà incarcerato il giorno 21 ottobre alla prigione Santé a Parigi: questa la notizia in prima pagina in Francia lunedì 13 ottobre 2025.
Cosa non convince
Ma ci sono molte cose che non convincono in questa incarcerazione, che – ricordiamo – ha luogo prima della sentenza definitiva e dunque in un momento in cui dovrebbe valere la presunzione di innocenza.
Innanzitutto, il fatto stesso che l’ex presidente della Repubblica sia inviato dietro le sbarre e non soggetto, ad esempio, ad arresti domiciliari. In Francia come in Italia si ricorre al carcere per casi simili quando c’è la possibilità di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove.
In quanto alla reiterazione, ci risulta che il presunto corruttore (Muhammar Gheddafi) sia decisamente morto, dunque la probabilità che tenti nuovamente di corrompere Sarkozy pare piuttosto bassa. Peraltro non risulta affatto plausibile una nuova candidatura presidenziale da parte del marito di Carla Bruni. Il timore di inquinamento delle prove, poi, difficilmente ha un senso a 19 anni di distanza dai fatti.
Perché, giova ricordarlo, il tutto risale al 2006: quando, secondo l’accusa, l’ex presidente avrebbe usato fondi libici per finanziare la sua campagna elettorale.
Documento falso?
C’è poi un fatto più importante, a cui vorremmo dedicare qualche riga. La lunga procedura che ha portato alla sua incarcerazione ha preso spunto da un articolo di Mediapart, giornale online francese indipendente e senza scopo di lucro dedicato al giornalismo investigativo, creato nel 2008 da Edwy Plenel, precedentemente direttore di Le Monde.
L’articolo si basava su un documento rivelato da Mediapart nell’aprile del 2012. Si trattava di una nota datata 2006, firmata da Moussa Koussa, all’epoca capo dei servizi segreti libici. Il testo descrive un “accordo di principio sul sostegno alla campagna elettorale del candidato alla presidenza francese, il signor Nicolas Sarkozy, per un importo di 50 milioni di euro”. In poche parole, il regime di Muhammar Gheddafi avrebbe supportato l’ascesa di Sarkozy al potere.
L’ex presidente francese ha sempre denunciato quel reportage come un falso, vedendo in passato i giudici schierarsi invece dalla parte della pubblicazione.
Ma recentemente, e paradossalmente proprio nel caso delle ultime sentenze emesse dai giudici attuali, questi sembrano aver cambiato avviso, non escludendo si tratti di un falso. Ecco le loro stesse parole: “Appare ormai più probabile che questo documento sia un falso”.
Giova a questo punto riassumere l’ottima scheda sulla questione pubblicata lunedì dalla ufficialissima rete radiofonica statale FranceInfo:
Da quando Nicolas Sarkozy è stato condannato a cinque anni di carcere per il presunto finanziamento libico della sua campagna elettorale del 2007, alcuni suoi sostenitori affermano che la giustizia avrebbe invalidato il documento pubblicato da Mediapart nel 2012. Ma quel documento è autentico? Questa è la domanda al centro di un vivace dibattito, alimentato dalle dichiarazioni dell’ex presidente francese appena uscito dal tribunale. “La mia condanna si basa su un falso documento pubblicato da Mediapart nel 2012”, ha proclamato Sarkozy. Un messaggio ripreso con entusiasmo dai suoi alleati, come l’animatrice televisiva Karine Le Marchand, che su M6 ha dichiarato: “Abbiamo appena dimostrato che l’articolo iniziale di Mediapart era falso, che l’inchiesta è partita da informazioni errate, e lo condannano a 5 anni”.
Subito dopo la pubblicazione dell’articolo di Mediapart, Sarkozy aveva sporto denuncia contro Mediapart per “falso e uso di falso”. Per quattro anni, la giustizia ha esaminato il caso con perizie di esperti e interrogatori di diplomatici. In primo grado, in appello e davanti alla Corte di cassazione, la conclusione è stata unanime: niente falso. Tuttavia, il tribunale correzionale di Parigi, che la scorsa settimana ha condannato Sarkozy, ha espresso un giudizio più sfumato: “Appare ormai più probabile che questo documento sia un falso”.
Il tribunale non accusa Mediapart di averlo fabbricato, ma suggerisce che i giornalisti potrebbero averlo ricevuto da fonti ostili, intenzionate a danneggiare l’ex presidente.
Un elemento chiave che solleva dubbi è una presunta incoerenza nella data dell’incontro con i funzionari del regime libico. Mediapart, però, fornisce una spiegazione: Muhammar Gheddafi aveva imposto alla sua amministrazione un “calendario rivoluzionario”, che cambiava più volte e che spesso confondeva i suoi funzionari. Di conseguenza, errori nelle date erano comuni nei documenti ufficiali libici.
È impossibile affermare con certezza se il documento sia vero o falso. In ogni caso, il procuratore ha chiarito che non si è basato su questa nota nelle sue requisizioni. Dire quindi che Sarkozy è stato condannato sulla base di questo documento è errato, conclude l’emittente.
Il giudice
Il giudice che ha condannato Sarkozy, Nathalie Gavarino, ha un passato ostile all’ex capo di Stato. Nel 2011 aveva manifestato contro quest’ultimo sotto la bandiera dell’unione sindacale dei magistrati. E non è la prima figura della destra che manda in prigione.
Come molti dei suoi colleghi, aveva contestato le dichiarazioni del presidente che metteva in discussione la responsabilità dei magistrati in seguito all’assassinio di Laëtitia Perrais, una giovane cameriera della regione di Nantes, violentata e poi uccisa da un pluri-recidivo che non avrebbe mai dovuto trovarsi in libertà. Dopo aver guidato questo raduno di un centinaio di persone davanti al tribunale di Nizza, Gavarino ha poi proseguito la sua carriera.
Per chi fosse interessato, a questo indirizzo si può leggere la motivazione penale della sentenza emessa dal tribunale correzionale di Parigi contro Nicolas Sarkozy, datata 25 settembre 2025.




