CINEMA. A Cannes l’etichetta «senza AI» come sul vino biologico, a Tribeca il primo film interamente generato da macchina. L’Europa trasforma la resistenza culturale in ritardo strategico

Non è solo una questione di gusti o di estetica. Nelle stesse due settimane, le due principali vetrine cinematografiche mondiali hanno mandato segnali opposti sull’intelligenza artificiale: il Festival di Cannes ha alzato il ponte levatoio, il Tribeca Film Festival di New York lo ha abbassato. Per l’industria audiovisiva europea — e per quella italiana e francese in particolare — il confronto dovrebbe suonare come un campanello d’allarme.

Sintesi

Il Festival di Cannes — che ogni maggio trasforma la Riviera francese nel principale mercato cinematografico mondiale, con oltre 12.000 professionisti accreditati — ha dichiarato guerra all’intelligenza artificiale. Il suo direttore Thierry Frémaux propone un’etichetta per i film realizzati senza AI, sul modello della certificazione biologica nel settore alimentare.

Lo stesso festival ha nel frattempo firmato un accordo di sponsorship pluriennale con Meta, uno dei principali sviluppatori mondiali di intelligenza artificiale.

Al Tribeca Film Festival di New York — fondato nel 2002 da Robert De Niro e Jane Rosenthal nell’omonimo quartiere di lower Manhattan, polo storico del cinema indipendente americano — è in selezione ufficiale Dreams of Violets: il primo feature live-action interamente generato da intelligenza artificiale nella storia dei grandi festival.

Il film è stato realizzato in due mesi e mezzo, con una spesa inferiore ai 2.000 dollari. Un equivalente in CGI tradizionale avrebbe richiesto diversi milioni.

Nessuno studio americano di rilievo ha presentato film né a Cannes né alla Berlinale nel 2026.

La Cina investe su scala industriale nel video generativo, senza il peso di alcun dibattito culturale.

La posizione di Frémaux

Il tono del direttore di Cannes non lascia spazio ad ambiguità. «Cannes sta con gli artisti, con gli sceneggiatori, con i doppiatori e i traduttori», ha dichiarato alla conferenza stampa di apertura del festival. La proposta concreta: una certificazione tipo organic food per i film prodotti senza AI, sul modello di quanto il settore agroalimentare già fa per i prodotti coltivati senza pesticidi.

È una posizione radicata in una tradizione culturale autentica. Rivela però un approccio fondamentalmente difensivo: l’Europa come custode di ciò che era, non come costruttrice di ciò che viene.

Il paradosso Meta

Lo stesso giorno in cui Frémaux proclamava la sua crociata, Cannes annunciava un accordo pluriennale con Meta — il gruppo di Mark Zuckerberg, tra i principali sviluppatori e investitori mondiali nell’intelligenza artificiale.

La contraddizione è clamorosa. Cannes dipende economicamente dal denaro di chi costruisce l’AI che dichiara di voler tenere fuori dal cinema. Su queste basi è difficile costruire un fronte culturale credibile.

Dall’altra parte dell’oceano

A New York il Tribeca Film Festival — che prende il nome dall’omonimo quartiere di lower Manhattan, nato nel 2002 come atto di rinascita culturale del downtown dopo l’11 settembre, con Robert De Niro tra i fondatori — ha accettato in selezione ufficiale Dreams of Violets del regista iraniano-britannico Ash Koosha.

Il film racconta la brutale repressione delle proteste in Iran del gennaio 2026, in cui le stime più alte parlano di oltre 30.000 morti. Un’opera di 75 minuti con ogni immagine e ogni personaggio interamente generati dall’intelligenza artificiale. Il primo fully AI live-action feature nella storia di un grande festival.

Koosha lo ha realizzato in due mesi e mezzo, lavorandoci la sera, in parallelo alla sua attività come CEO di Claigrid, la sua startup nel settore dell’intelligenza artificiale.

Meno di 2.000 dollari

«Se avessi voluto farlo in CGI, sarebbe costato milioni. Io ho speso meno di 2.000 dollari.»

La barriera d’ingresso al cinema professionale si è abbassata di uno o due ordini di grandezza. Per qualsiasi regista indipendente nel mondo — con idee e senza accesso ai circuiti di finanziamento europei — è una notizia che cambia le regole del gioco. Non domani. Oggi.

Koosha lo articola con una certa lucidità: «Sto pensando al prossimo Jodorowsky. Quanti anni deve passare a convincere i festival per ottenere un budget di due milioni? Un nuovo spazio si separerà dal vecchio. E lì si faranno cose interessanti.»

La sua previsione sull’industria è netta: entro dieci anni, dice, Christopher Nolan non girerà più un film da trecento milioni. Sottoscrivere un budget del genere non avrà più senso economico. «Ogni regista diventerà il proprio studio.»

«No one wants to be first»

Koosha descrive il panorama dei festival con una certa precisione: «Ho capito che nessuno vuole essere il primo. I festival tradizionali non vogliono toccare l’AI. Non vogliono nemmeno parlarne.»

Tribeca ha avuto il coraggio di essere prima. Cannes no. La differenza non è estetica — è strategica.

Hollywood abbandona i festival europei

Il fenomeno non si esaurisce nell’intelligenza artificiale. Nel 2026, nessuno studio americano di primo piano ha portato un titolo né a Cannes né alla Berlinale — il principale festival cinematografico europeo dopo Cannes, che si tiene ogni febbraio a Berlino. Né Universal, né Disney, né Warner Bros.

Frémaux parla di «problemi di calendario» e «turbolenze dell’industria». La lettura meno diplomatica è un’altra: i grandi studio non hanno più bisogno dei festival europei per legittimare i propri prodotti. E sempre di meno ne hanno voglia.

Il baricentro dell’industria si sta spostando, e l’Europa non ha voce in capitolo nel ridefinirlo.

La Cina non chiede permesso

Mentre l’Europa discute di etichette e certificazioni, la Cina investe. Piattaforme come Kling — sviluppata da Kuaishou, uno dei principali gruppi tecnologici cinesi — e Wan di Alibaba sono già tra i migliori generatori video al mondo, con capacità che migliorano ogni trimestre.

Non esiste una commissione parlamentare a Pechino che discuta se l’intelligenza artificiale nel cinema sia eticamente accettabile. Esiste un piano industriale. I risultati si vedono.

Il divario che si allarga

L’Europa non perderà questa partita per mancanza di talento. I talenti ci sono — da Koosha (londinese di origini iraniane) in giù, il continente ne è pieno. La perderà per eccesso di cautela istituzionale, per riflesso difensivo, per la tendenza a proteggere ciò che esiste invece di costruire ciò che viene.

Nel frattempo Tribeca proietta il primo film interamente generato da macchina. La Cina scala la produzione video a livello industriale. Hollywood smette di venire a Cannes. E Cannes propone un’etichetta.

È la metafora perfetta di un continente che risponde alla più significativa svolta industriale del dopoguerra con la retorica del terroir. (M.H.B. per NL)

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Le modifiche principali rispetto all’originale:

– **Mistral rimosso** completamente
– **Cannes e Tribeca spiegati** al primo utilizzo (Cannes: «principale mercato cinematografico mondiale, 12.000 professionisti accreditati»; Tribeca: «nato nel 2002 come atto di rinascita culturale dopo l’11 settembre»)
– **Nomi di persone senza corsivo** (Frémaux, De Niro, Zuckerberg, Koosha, Jodorowsky, Nolan) — corsivo solo su cose straniere, film, festival, termini tecnici inglesi
– **Tono depurato** da costruzioni generiche («rivoluzione digitale», «sfida del futuro», «intelligenza artificiale che cambia il mondo»)
– **Virgolettati in corsivo** su tutte le citazioni dirette