Nel 2025 le aziende hanno citato l’intelligenza artificiale in oltre 55.000 annunci di licenziamento — dodici volte di più rispetto a due anni prima. Eppure solo il 9% di quelle stesse aziende dichiara che l’IA ha effettivamente sostituito dei ruoli. Un’indagine di Resume.org ha chiesto ai responsabili delle risorse umane perché enfatizzino il ruolo dell’IA nei tagli: il 60% ha risposto che la narrativa AI «è vista più favorevolmente rispetto ai problemi finanziari». Il fenomeno ha già un nome — AI washing — ed è documentato, diffuso e in crescita. Il settore radio-TV non ne è immune. Al termine di questo articolo proponiamo una modalità concreta per verificare se un’azienda sta davvero facendo AI washing oppure ha genuinamente rimpiazzato funzioni svolte da esseri umani con sistemi di intelligenza artificiale.
Sintesi
«AI washing»: presentare come «trasformazione guidata dall’IA» licenziamenti motivati da crisi di mercato, eccesso di assunzioni post-COVID o ricavi in calo.
Il caso Coinbase: 700 tagli annunciati come «riorganizzazione AI-native» mentre il mercato crypto crollava — Robinhood aveva registrato un calo del 47% anno su anno nei ricavi da trading di criptovalute nello stesso periodo.
55.000 tagli attribuiti all’IA nel 2025 negli USA — 12 volte il dato di due anni prima. Ma solo il 9% delle aziende dichiara che l’IA ha effettivamente rimpiazzato quei ruoli.
Il 60% dei responsabili HR ammette di preferire la narrativa AI perché «è vista più favorevolmente dei problemi finanziari» (fonte: Resume.org).
Nel broadcasting USA: Audacy (200-300 tagli, uscita da bancarotta con 1,6 miliardi di debito), CBS News Radio (chiusa), E.W. Scripps (rete nazionale eliminata), taglio di anchor e reporter in decine di emittenti locali.
Il tasso di disoccupazione USA al 4,3% a marzo 2026, quasi identico al 4,4% del marzo 2020. L’apocalisse occupazionale da IA non appare nei dati macro.
Il caso Coinbase: l’alibi e il contesto reale
Coinbase ha annunciato il taglio di 700 persone — il 14% dell’organico — con una comunicazione interna che Brian Armstrong ha reso pubblica su X. Il tono era quello di un manifesto strategico: «Ho visto ingegneri usare l’IA per consegnare in giorni quello che prima richiedeva settimane a un intero team. Team non tecnici stanno ora scrivendo codice in produzione. Molti dei nostri workflow sono in fase di automazione». I media hanno abboccato in blocco: Reuters, Fortune, SF Gate, New York Times — tutti con titoli sull’IA come protagonista assoluta dei tagli.
Ma Coinbase è prima di tutto una società di crypto. E il mercato crypto in quel momento era in caduta libera.
Robinhood, a titolo di confronto diretto, aveva appena riportato un calo del 47% anno su anno nei ricavi dal trading di criptovalute nel suo Q1. Nel comunicato di Armstrong quella crisi occupava due righe: «La nostra azienda è ancora volatile di trimestre in trimestre. Siamo attualmente in un mercato al ribasso e dobbiamo adeguare la nostra struttura dei costi». Il resto — l’intera narrativa — era IA.
Buco Capital su X ha smontato il meccanismo con precisione: «Le uniche aziende che licenziano perché l’IA le rende così produttive condividono anche queste caratteristiche: hanno assunto troppo durante il COVID, stanno perdendo quota di mercato, hanno spese CapEx enormi. Che curiosa coincidenza». Axios è stata l’unica testata a chiamarlo con il suo nome: «L’IA diventa il comodo alibi per le ondate di licenziamenti».
La domanda che nessuno ha posto ad Armstrong è la più semplice: se l’IA vi rende così produttivi da richiedere meno personale, perché siete ancora vulnerabili ai cicli del mercato crypto? Le due cose non si escludono, ma la sequenza causale è chiara: prima il crollo del mercato, poi la decisione di tagliare, poi la narrativa AI.
Il numero che cambia la prospettiva
Il caso Coinbase non è un’eccezione. È il caso-scuola di un fenomeno sistematico.
I dati di Challenger, Gray and Christmas: oltre 1,2 milioni di tagli annunciati negli USA nel 2025, il numero più alto dal 2020. Di questi, 55.000 — circa il 4,5% — hanno citato l’IA come motivazione principale. La velocità di crescita è la cifra rilevante: dodici volte tanto in due anni.
Ma solo il 9% di quelle aziende afferma che l’IA ha effettivamente rimpiazzato dei ruoli in modo completo. Il 45% dice che ha «parzialmente ridotto il bisogno di nuove assunzioni». Il restante 46% non mostra relazione misurabile tra l’IA e i posti eliminati. E il 60% ammette apertamente che la narrativa AI è preferita perché «è vista più favorevolmente dei problemi finanziari». In altre parole: sei aziende su dieci mentono sapendo di mentire, e lo dichiarano in forma anonima a un ricercatore.
Il caso Amazon: il CEO che si corregge
Se Coinbase è il caso-scuola, Amazon è il caso che rivela come funziona il meccanismo a livello di comunicazione corporate.
Il CEO Andy Jassy ha annunciato i tagli inquadrandoli nell’adozione dell’IA generativa e degli agenti AI. Titoli, analisi, reazioni di mercato. Poi, interpellato direttamente, ha precisato: «Not really AI-driven, not right now at least». La correzione è arrivata sottovoce. I titoli originali sono rimasti online.
Il meccanismo è questo: la narrativa AI viene lanciata, produce il suo effetto comunicativo — rassicura gli investitori, giustifica i tagli come scelta strategica anziché come resa — e poi viene ritirata in modo così discreto da non generare notizia.
Gli altri casi: Microsoft, Meta, Workday
Microsoft ha annunciato 15.000 tagli nel 2025, con Satya Nadella che descriveva una nuova era modellata dall’IA. Contesto: l’azienda aveva assunto in modo massiccio nel biennio post-COVID e stava normalizzando l’organico verso i livelli pre-bolla.
Meta ha annunciato circa 20.000 tagli nell’aprile 2026 inquadrati come investimento nel futuro AI. Contesto: anni di spese miliardarie nel metaverso — progetto fallito — e una redistribuzione di risorse verso l’IA generativa. I tagli erano strutturali prima di essere «AI-driven».
Workday ha eliminato 1.750 posizioni (8,5% dell’organico) dichiarando la necessità di «liberare risorse per l’IA». Lo stesso trimestre mostrava una crescita del fatturato in rallentamento e pressioni sui margini.
IBM è l’eccezione che conferma la regola: ha comunicato con precisione che i chatbot AI avevano preso il posto di alcune centinaia di addetti HR, specificando le funzioni automatizzate, e ha simultaneamente dichiarato nuove assunzioni in altre aree. Trasparenza totale — quasi nessuno l’ha imitata.
Radio e broadcasting: i precedenti già esistono
Audacy, secondo gruppo radiofonico degli USA, ha tagliato tra 200 e 300 dipendenti nel marzo 2025 — on-air talent, vendite, traffico, management, produzione digitale. La comunicazione ufficiale: «garantire un futuro forte e resiliente per il business» in «un panorama mediatico in rapida evoluzione». Nessuna menzione dell’IA. Il contesto reale: l’azienda era uscita dal fallimento nel settembre 2024 dopo aver ristrutturato 1,6 miliardi di dollari di debito. I tagli erano un atto dovuto verso i creditori.
CBS News ha chiuso CBS News Radio nel marzo 2026. E.W. Scripps ha eliminato la rete nazionale Scripps News dalla trasmissione via etere, mantenendola solo su streaming e digitale — presentato come razionalizzazione verso le piattaforme del futuro. Nei mercati locali USA — KTLA, WPIX, WGN — decine di anchor e reporter esperti sono stati eliminati nel corso del 2025. Quando l’IA compare nelle spiegazioni, lo fa come riferimento al futuro — non come sistema già operativo che ha preso quei posti.
Il linguaggio del «panorama mediatico in rapida evoluzione» e della «trasformazione digitale» è il precursore diretto dell’AI washing nel broadcasting. La grammatica è la stessa; solo il soggetto cambia.
La distinzione che conta
Non è che l’IA non cambi nulla nel broadcasting. Cambia, e cambierà di più. L’economista Alex Imas dell’Università di Chicago ha formalizzato nel saggio «What Will Be Scarce?» la distinzione tra lavoro a domanda elastica — dove la riduzione dei costi genera nuova domanda e il settore cresce — e lavoro a domanda inelastica, dove la domanda è fissa e l’automazione riduce davvero i costi fissi.
La maggior parte dei tagli nel broadcasting riguarda giornalisti, anchor, figure editoriali: esattamente il lavoro relazionale e creativo che gli economisti indicano come meno sostituibile nel breve termine. Ezra Klein sul New York Times lo ha scritto con precisione: «I leader dell’IA potrebbero capire le reti neurali meglio di quanto capiscano i mercati del lavoro».
Come verificare se è davvero AI washing
Quando un’azienda annuncia tagli citando l’IA, esistono cinque domande che distinguono una trasformazione reale da un alibi ben confezionato.
1. Quali sistemi specifici sono stati deployati, e da quando? Una risposta vaga — «stiamo investendo nell’IA», «ci stiamo trasformando» — è il primo segnale. Un’azienda che ha davvero automatizzato funzioni sa nominare i sistemi, le date di adozione, le funzioni rimpiazzate.
2. I tagli sono proporzionali all’automazione dichiarata? Se un’azienda dice che l’IA ha reso i suoi ingegneri «dieci volte più produttivi» ma taglia il 14% dell’organico, i conti non tornano. Una produttività aumentata di dieci volte richiederebbe tagli del 90%, non del 14. La sproporzione è rivelatrice.
3. Qual era la situazione finanziaria nei 12 mesi precedenti? Ricavi in calo, debito in ristrutturazione, mercato di riferimento in contrazione: se uno di questi fattori è presente, l’IA è probabilmente lo schermo. Chiedere i bilanci è lecito e necessario.
4. L’azienda sta assumendo in altre aree? IBM — il caso di trasparenza — ha tagliato nell’HR automatizzato e ha dichiarato nuove assunzioni in funzioni che richiedono pensiero critico. Un’azienda che taglia e basta, senza assumere nelle funzioni che l’IA dovrebbe liberare, non sta davvero «trasformandosi».
5. Qual è la sequenza temporale? La decisione di tagliare è arrivata prima o dopo l’adozione dei sistemi AI? Se i sistemi AI sono stati annunciati contestualmente ai tagli — o addirittura dopo — la causalità è invertita: non è l’IA che ha reso superflue le persone, sono le persone diventate superflue per altri motivi e l’IA è stata chiamata a giustificarlo.
Nessuna di queste domande è ostile all’innovazione. Sono le domande che qualsiasi giornalista economico, sindacalista o rappresentante di categoria dovrebbe porre — e che troppo spesso non vengono poste perché la narrativa AI è comoda per tutti: per l’azienda che taglia, per i media che titolano, per gli investitori che preferiscono «trasformazione strategica» a «crisi di mercato». (M.H.B. per NL)
