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29 Sep 2026, Tue

FRANCIA. Il Rassemblement National conquista il suo primo gruppo parlamentare al Senato nella storia della Quinta Repubblica, grazie all’alleanza con l’UDR di Éric Ciotti. La vendetta politica di un uomo espulso dai Républicains e oggi sindaco di Nizza

Il Senato francese non decide le sorti dei governi né produce le prime pagine che scuotono la Quinta Repubblica. Ma quello che è successo domenica 27 settembre a Palazzo del Lussemburgo non è una notizia di cronaca parlamentare: è la certificazione istituzionale di una scommessa politica fatta due anni fa da un uomo che, per quella scommessa, era stato espulso dal suo stesso partito.

Sintesi

Il Rassemblement National e il suo alleato UDR superano per la prima volta nella storia della V Repubblica la soglia dei 10 senatori necessaria per formare un gruppo parlamentare al Senato.
Con 11 nuovi eletti che si aggiungono ai 3 già presenti, RN e UDR arrivano a 14 senatori.
L’UDR di Éric Ciotti conquista 2 seggi nelle Alpes-Maritimes — lo stesso dipartimento di cui Ciotti è oggi sindaco del capoluogo, Nizza.
Ciotti fu espulso da Les Républicains nel 2024 proprio per aver stretto l’alleanza elettorale con RN che oggi porta questo risultato.
Marine Le Pen definisce i nuovi senatori un “relais essenziale” per la sua campagna presidenziale.
Gli altri gruppi del Senato reagiscono con cautela mista a ironia, mentre i nuovi eletti RN promettono un profilo “civile” e cravatte in aula.

Un’aula che pesa poco, un segnale che pesa molto

Il Senato francese, eletto a suffragio universale indiretto dai grandi elettori locali, non ha mai avuto il potere di far cadere un governo. È la camera della lentezza istituzionale, non quella dello scontro.

Per questo il risultato di domenica va letto non per il suo peso legislativo immediato, ma come indicatore anticipato dei rapporti di forza territoriali in vista delle presidenziali. Ed è lì che il numero — 14 senatori, soglia dei 10 superata — smette di essere una curiosità regolamentare e diventa un titolo.

La riabilitazione di Ciotti

Nel 2024 Éric Ciotti, allora presidente dei Républicains, annunciò un’alleanza elettorale con il Rassemblement National di Marine Le Pen. Il partito lo espulse in poche ore, accusandolo di aver tradito la linea gollista.

Da allora Ciotti ha costruito un proprio movimento, l’UDR, restando saldamente nell’orbita RN. Il verdetto delle urne, in due tempi, gli sta dando ragione: prima l’elezione trionfale a sindaco di Nizza, ora i due seggi UDR conquistati proprio nelle Alpes-Maritimes che compongono, insieme agli eletti RN, il nuovo gruppo parlamentare.

Non è più solo una rivincita personale. È la prova che la strategia dell’alleanza organica tra RN e la destra ex-gollista funziona anche fuori dai grandi appuntamenti nazionali, nelle elezioni locali e indirette dove il radicamento territoriale conta più della visibilità mediatica.

La geografia del voto

La progressione arriva quasi meccanicamente dal Sud-Est della Francia, in continuità con le municipali di marzo: due seggi nel Var, due nelle Bouches-du-Rhône, uno nel Gard, uno nell’Hérault per RN; due nelle Alpes-Maritimes per l’UDR di Ciotti. A questi si aggiunge l’ingresso al Senato della deputata della Gironda Edwige Diaz.

Un mosaico che conferma dove il partito di Le Pen è oggi più solido: non le grandi metropoli, ma le province del Sud dove il radicamento locale ha avuto anni per sedimentarsi.

“Enfin, je vais me sentir moins seul”

Il senatore del Nord Joshua Hochart ha riassunto così l’umore RN all’annuncio dei risultati. Jordan Bardella ha salutato il traguardo sui social come un evento “storico” — e lo è, tecnicamente: mai prima nella V Repubblica l’estrema destra aveva raggiunto la soglia per un gruppo proprio al Senato.

Un gruppo parlamentare non è un dettaglio procedurale: garantisce più tempo di parola, una domanda settimanale al governo invece che sporadica, maggiori risorse per il lavoro legislativo e l’accesso agli organi dirigenti delle commissioni. Aymeric Durox, tra i portavoce del nuovo gruppo, lo mette in questi termini: “Questo ci permetterà di entrare nel gioco istituzionale.”

La strategia della rispettabilità

Il palazzo del Lussemburgo ha una cultura diversa dall’Assemblea Nazionale: toni bassi, lavoro di merito, pochi scontri in diretta. Una senatrice centrista, anonima, prevede che “cambierà la fisionomia dei dibattiti” e che “tutti sono sulla difensiva” rispetto all’arrivo del gruppo RN.

Durox risponde alla diffidenza con la stessa strategia già collaudata all’Assemblea: rassicurare, normalizzare, vestire la parte — letteralmente. I nuovi senatori RN, età media attorno ai cinquant’anni, porteranno la cravatta in aula, seguendo l’esempio dei colleghi deputati. “Siamo persone civili”, dice Durox. “Non sono litigiosi che brutalizzano tutto.”

Anche a sinistra si registra, con ironia più che allarme, la novità: un senatore di sinistra scherza di voler mettere “sacchi di sabbia alle finestre” da domani. Il senatore comunista Pierre Ouzoulias fissa invece la vera linea rossa: “Finché non hanno una vicepresidenza del Senato, va bene.”

Il vero obiettivo è il 2027

Marine Le Pen non ha perso tempo a inquadrare il risultato nella cornice che conta davvero: la corsa presidenziale. Sui social ha scritto che i nuovi senatori saranno un “relais essenziale” per portare “la voce dei territori” nella campagna.

È qui che il Senato, istituzionalmente marginale, diventa strategicamente utile: una rete di eletti locali radicati, una cassa di risonanza territoriale, una prova di normalizzazione istituzionale da esibire agli elettori moderati che ancora esitano davanti al voto RN. Ogni tessera di quella rete — inclusa quella riconquistata da Ciotti a Nizza — rientra nello stesso disegno.

Il Senato francese continuerà a non decidere le crisi di governo. Ma da domenica ha smesso di essere terreno vietato per l’estrema destra francese, e Éric Ciotti — l’uomo che il suo partito aveva cacciato per questa alleanza — può ragionevolmente rivendicare di aver letto la mappa meglio di chi lo ha espulso. (M.H.B.)