Editoriale (Radio Nizza, 23 febbraio 2026)
Non c’è solo il calcio in Italia. Dopo le straordinarie Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, dove l’Italia ha chiuso al quarto posto nel medagliere con 30 medaglie (10 ori, 6 argenti, 14 bronzi), superando la Francia (quinta con 23 medaglie), emerge un’osservazione interessante fatta dai giornalisti francesi: la vera differenza tra l’Italia e molte altre nazioni non sta solo nel numero totale di ori, ma nella quantità di discipline sportive in cui siamo riusciti a conquistare podi.
Nazioni come i Paesi Bassi (terzi con 20 medaglie, ma concentrate soprattutto su pattinaggio di velocità e short track) o altre potenze specializzate tendono a investire massicciamente in uno o due sport per massimizzare i risultati. L’Italia, invece, ha adottato una strategia opposta: eccellere in quante più discipline possibili. Ai Giochi casalinghi abbiamo conquistato medaglie in almeno 10 sport diversi (sci alpino, biathlon, slittino, speed skating, short track, snowboard, sci freestyle, curling, pattinaggio di figura, sci di fondo e altri), un livello di polivalenza che ci ha visti davanti a quasi tutti, secondi solo agli Stati Uniti in questa speciale classifica di “diversificazione”.
È un risultato che va tutto a onore di Giovanni Malagò e di chi ha guidato il CONI negli ultimi decenni: una gestione lungimirante, che ha investito sulla base larga, sul talento diffuso e sulla varietà, anziché puntare tutto su pochi campioni o su singole discipline. E funziona.
I media, come sempre, parlano quasi esclusivamente di calcio, dei mega-stipendi e delle “pedate” milionarie. Ma c’è molto, moltissimo di più in questo Paese. C’è lo sport vero, quello che suda, che diversifica, che vince in pista, sul ghiaccio, sulla neve e che riempie d’orgoglio l’Italia intera. Bravi tutti.
