La prima volta che lo ho incontrato era ad Alchera, sui comodi divani voluti da Raimondo Boggia per la sua Think-Tank-creative agency-software house.
Erano gli albori del web, tipo il 1996 ed era venuto col cappello dell’IBM, dove non so esattamente cosa facesse. Il biglietto da visita diceva “e.Business qualcosa”.
E con quello charm che avrei conosciuto meglio negli anni a venire ci aveva spiegato di come noi, di come tutti, con la nostra fissazione per il futuro commercio elettronico (un futuro in cui si sarebbero potuti comprare biglieti aerei su un sito, o anche addirittura fare shopping, su un sito) eravamo dannatamente indietro.
IBM, diceva, era oltre: per loro il concetto era l’e.Business. B2B insomma. Raimondo ne fu totalmente convinto e invitó me e Marco Rivosecchi a insistere sulle presentazioni di DEX, un ipotetico layer umano “on top of” SAP che volevamo far credere esistesse (esisteva invece una demo in ASP che con SAP non comunicava affatto).
Pausa di qualche anno, ci si perde di vista.
Arriviamo alla metá del 2000 e, ricordandosi di me non so come, mi chiama: RCS – si quella del Corriere della Sera – sta per costruire un impero composto da TV nazionale, Radio Nazionale e un portale tipo yahoo!. Il tutto sotto il brand del Corriere della Sera (o forse della Gazzetta dello Sport, o di entrambi).
Datacenter sul tetto di una banca vicino a Piazza Cordusio (la cosa piu’ ovvia), contenuti dai giornalisti del Corriere, e noi li a disegnare l’architettura del tutto. Nessun vincolo: bastava scegliere le tecnologie decise da Maurizio Romiti.
Scegliamo, per cosí dire, Open Market, IBM of course, e un mare di firewall di nomi sconosciuti. Ottimo stipendio, auto aziendale, due PC (un PC e un MAC, ovviamante per verificare la compatibilità), telefono aziendale e quella specie di agende elettroniche in cui occorreva scrivere per geroglifici.
Non so se siamo durati un anno o due, ma dopo poco il tutto viene smontato. E ci perde di nuovo di vista.
Nel 2014 di punto in bianco mi manda un PPT. “Guarda a cosa stiamo lavorando: un tuk tuk a batterie swappabili!”.
Sono preso in contropiede, ringrazio ma per ora ho la mia attivitá a Nizza.
Altra pausa
Arriviamo all’anno dell’attentato di Nizza, 2016. La nostra attivitá locale inizia ad avere seri problemi (tipo: seri) e allora gli telefono (“help!”).
“Ho Capito” dice. “Chiamo il mio socio e vieni qui a Milano – anzi, no, vicino a Lodi – a fare un colloquio per WER: World Energy Rangers”.
E cosí mi trovo ad andare a Lugano, dove il direttore amministrativo di questi Rangers mi accompagna all’ufficio di collocamento: per lavorare alla società svizzera i cui dipendenti stanno rispettivamente a Varese, a Malta e in Germania.
Con me si aggiunge la Francia, per cui sul mio biglietto da visita viene scritto “Country Manager for France and the DRC”.
La società é ultra seria: per la prima volta in vita mia mi chiede addirittura la fedina penale, che sono costretto ad andare a recuperare al Palazzo di Giustizia di Milano. Ma apprezzo: il CEO di World Energy Rangers (che non é Herman, Herman é il presidente) dev’essere una persona integerrima, che non tollera neanche la minima macchia in chi lavora con lui.
DRC?
Dicevo che sul biglietto da vistia viene scritto DRC: sta per Democratic Republic of Congo: dove é gia’ ben avviato un progetto di campi elettrovoltaici. Per quasi un anno io e Herman siamo impegnati in infinite chiamate col Congo, la Francia e la Cina. Cina in quanto li stanno gli investitori ansiosi di acquistare i nostri campi fotovoltaici (che facevamo bella mostra di se alle slides 12 e 13 di DRC_Presentation-V21.4.ppt” ma non sul vile terreno africano).
Il mio compito sarebbe stato poi di andare con un tal Birwinda a piantare i paletti sul terreno dove edificare i pannelli.
Per andare in DRC occorre vaccinarsi per la febbre gialla, cosa che faccio la settimana prima di partire.
Ma quattro giorni prima Herman chiama e dice: “Ma no, Congo? Lì si ammazzano l’un l’altro, facciamo il progetto altrove.”

Due mesi di brainstorming e si virerà verso un tipo di progetto che qui non racconterò’.
Non senza nel frattempo far partire uno studio relativo all’elettrificazione di Antiparos (in grecia, di fronte a Paros) basto su pompe che – quando c’e’ molto sole o vento (a seconda se si deciderá di andare su solare o eolico) portano l’acqua su, su un laghetto in quota.
Il laghetto non c’e’, ma basta costruirlo. L’idea é che il laghetto sia una batteria naturale. Quando c’e’ carenza di sole e/o vento si sarebbero aperte le condutture, facendo girare le turbine a in basso, esattamente come in una centrale idroelettrica.
Le stime di costo del progetto risultano piuttosto impegnative e li la mia strada diverge nuovamente da quella di Herman.
Nel frattempo si lavora anche al progetto TukTuk: la cosa piú logica, considerato che queste specie di api piaggio stanno in Sri Lanka ed in India e’ di creare la società a Gerusalemme. Scegliamo il nome (mi pare di averlo suggerito io) “U2K International”.
E così visitiamo i luoghi sacri di Gesù, Nazareth e compagnia bella: io che sono ateo, lui che è (credo almeno) ebreo e il nostro socio d’affari israeliano che – come dubitarne ? – é arabo-israeliano.
Questo periodo é davvero avvincente: con abile mossa riusciamo a farci fare un completo business plan da PWC, pagato a “success fee”. Per motivi misteriosi parte del lavoro ha poi luogo non a Tel Aviv ma a Haifa, che ho dunque l’occasione di visitare, sentendo solo poche delle solite esplosioni originate in Libano (o forse a Gaza, non ricordo).

Lo risentirò poi a piû riprese negli anni, l’ultima per un progetto lavorativo del 2024 dove mi viene proposto di essere ancora una volta Country Manager. (ma solo per la Francia, niente Africa) di una sorta di venture capital.
Il problema – mi spiega Herman – é che “siamo pieni di soldi da investire ma fatichiamo a trovare progetti da finanziare in Francia. Tu (io) dovresti identificare questi progetti – che so, nella IA, nel Biotech ecc – e proporre un importante investimento in cambio di un equity in una percentuale da calcolare insieme“.
Non so bene perché non sono andato avanti in questa cosa: forse perché col lavoro al mattino alla metropole e i corsi di Body Pump al tardo pomeriggio mi restava poco tempo. Però riesco a pubblicare per Radio Nizza un’avvincente intervista, eccola:
L’ultimo scambio di messaggi ha avuto luogo il primo giugno. Gli scrivo che mi piacerebbe fare un nuovo progetto con lui (avevo anche in mente cosa proporgli), ma lui risponde che ne ha sottomano uno perfetto, legato alla borsa. E dice: “Questo è l’ultimo.”
Ultimo? Gli rispondo “ehhh ultimo!!!! per ora! sei mica così vecchio”. Doppia spunta blu, nessuna risposta.

Herman Zampariolo, Milano 13 ottobre 1954 – Leverkusen 23 luglio 2026.
See you on the other side, my Friend.
(M.H.B. per Audiovisione)
