Un’inchiesta di Gamers Nexus evidenzia che i televisori Smart TV LG effettuano scansioni della rete locale e possono mantenere attivi i microfoni anche in standby. I dati raccolti vengono memorizzati localmente e trasmessi a servizi remoti per la profilazione pubblicitaria tramite la divisione LG Ad Solutions.
LG nega di registrare conversazioni ambientali, affermando che il riconoscimento vocale è opzionale. Tuttavia, i termini d’uso prevedono l’analisi delle voci di terzi. Di conseguenza, gli esperti suggeriscono di disconnettere la TV dalla rete, utilizzando dispositivi esterni disaccoppiati per lo streaming.
“We own the glass”: noi possediamo il (tuo) televisore.
Lo dichiara Serge Matta, presidente di LG Ad Solutions, non facendo mistero del fatto che le TV della marca coreana effettuano uno screening completo delle attività dei propri clienti.
Come quando usiamo internet, si potrebbe pensare: ma qui si va oltre, con microfoni ambientali che, secondo i test, possono restare attivi anche con il display in standby e con dati audio che, in determinate condizioni documentate dai ricercatori, possono essere memorizzati localmente e successivamente trasmessi. Senza contare che, a differenza dei social network che sono gratuiti, qui il televisore lo si è pagato.
Una raccolta di dati che solleva rilevanti interrogativi sulla privacy, spingendo Dave Plummer, popolare software engineer ex Microsoft, a consigliare tutti di disconnettere immediatamente i TV LG (e non solo) dalla rete e passare a device disaccoppiati, quali Chromecast o Apple TV.
I fatti
Il canale statunitense Gamers Nexus ha pubblicato una lunghissima video-inchiesta sui televisori smart LG, dal titolo “216,000,000 Spy TVs“, che riprende e amplia un precedente lavoro dello stesso team realizzato in collaborazione con Level1Techs ed altri ricercatori indipendenti.
Il punto di partenza: un televisore LG venduto per migliaia di dollari si comporta come un dispositivo pubblicitario che invade la privacy degli utilizzatori.
Echi internazionali
Le prove fornite dal canale sono consistenti e, infatti, in soli due giorni sono state riprese da decine di testate. I fatti contestati: microfoni che, secondo i test, possono restare attivi con il display in standby, trascrizioni testuali derivanti dall’audio catturato e un intero ecosistema pubblicitario, LG Ad Solutions, costruito attorno al concetto dichiarato di “possedere il televisore” dell’utente.
Noi possediamo il televisore
Sembra impossibile, ma “Noi possediamo lo schermo, possediamo il televisore” è proprio la frase che è stata pronunciata direttamente da Serge Matta in un’intervista video facilmente reperibile su YouTube:

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WebOS modificato
Il dirigente parla di apparecchi ordinari venduti a prezzo pieno e non sovvenzionati dalla pubblicità: nel caso analizzato, il modello era un LG in tecnologia OLED venduto negli Stati Uniti a circa 1100 dollari. Da quanto abbiamo potuto verificare in prima persona, tutto quanto descritto si applica anche ai vecchi OLED, non appena questi ricevono un aggiornamento software. I test dei ricercatori sono stati effettuati anche sui “finti OLED“, quali i “QNED“. E tutti hanno chiaramente mostrato come WebOS, il sistema operativo nato ai tempi dei palmari di cui abbiamo parlato in un articolo dedicato, sia stato modificato introducendo funzionalità che, secondo i ricercatori, determinano rilevanti criticità sotto il profilo della privacy dei clienti.
Call Home
Una delle prime rivelazioni dei ricercatori è il continuo e reiterato call home da parte del televisore: con l’espressione si intende l’atto di comunicare con la casa madre con brevi messaggi, generalmente del tipo “sono vivo e non ho problemi”, una funzionalità nell’interesse del cliente.
Ma qui siamo su un altro pianeta: la TV effettua scansioni della rete in cui opera, rilevando informazioni quali gli orari di accensione e spegnimento, la presenza di altri device, indirizzi di rete e identificativi. Una parte dei dati generati dal televisore viene inoltre comunicata ai servizi remoti LG, anche se le evidenze disponibili non consentono di affermare che tutte le informazioni rilevate sulla LAN vengano trasmesse o utilizzate per finalità pubblicitarie.
Cavallo di Troia
In linea teorica, un televisore capace di enumerare i dispositivi presenti sulla LAN potrebbe, ad esempio, rilevare la presenza di un condizionatore di una determinata marca; se tali informazioni fossero utilizzate a fini pubblicitari, potrebbero contribuire alla profilazione o al targeting su quello o altri media. La TV può dunque operare come Cavallo di Troia all’insaputa dell’acquirente.
Microfoni sempre accesi
Il punto forse più inquietante dell’inchiesta riguarda i microfoni ambientali: secondo quanto riporta (e dimostra) Gamers Nexus, la cattura audio, presentata come funzionalità di “comando vocale”, persiste anche dopo la disattivazione del riconoscimento stesso, incluso quando il display viene posto in standby.
Stephen Burke, editor-in-chief di Gamers Nexus, dopo aver ispezionato il traffico di rete e i dati interni dei televisori, dichiara di aver trovato trascrizioni testuali in chiaro generate dall’audio catturato dal televisore, insieme ad altre informazioni.
Smentite
Va detto per correttezza che LG smentisce: interpellata da altre testate, l’azienda ha dichiarato che i suoi televisori non “raccolgono, registrano o archiviano conversazioni ambientali” e che il riconoscimento vocale è una funzione opzionale che elabora i dati audio solo quando attivata dall’utente. Resta il fatto che quanto abbiamo visto sul video pubblicato dai ricercatori va nella direzione opposta.
Offline oggi, sincronizzato domani
Ancora più singolare è quanto emerso sulla gestione della connettività: Burke e il suo team hanno mostrato come i televisori continuano a catturare audio anche quando disconnessi da internet, memorizzandolo localmente, per poi trasmettere i dati correlati non appena la connettività viene ripristinata.
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Disconnettersi blocca l’invio, non necessariamente la raccolta
In altre parole, staccare il cavo di rete e disattivare il Wi-Fi impedisce la trasmissione immediata dei dati, ma non necessariamente la loro acquisizione o memorizzazione locale. Secondo i test, alcuni dati possono essere conservati dal televisore e trasmessi quando la connettività viene successivamente ripristinata.
L’ecosistema pubblicitario: LG Ad Solutions
LG non nasconde che il proprio hardware integri tecnologia della propria divisione pubblicitaria, LG Ad Solutions. Già nel 2022 l’azienda aveva annunciato l’estensione della tecnologia ACR (Automatic Content Recognition), fino ad allora limitata ai televisori venduti negli Stati Uniti, a modelli commercializzati in 27 Paesi, con i risultati resi disponibili proprio attraverso la divisione advertising.
Dati conformi
LG sostiene che i dati ACR siano anonimizzati e trattati in conformità alle normative sulla privacy.

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Chi ha un TV LG ama i cani
L’azienda mostra peraltro una sorprendente trasparenza.
Nel 2025 ad esempio, ha pubblicato un articolo dal titolo “Scodinzolii e pubblicità CTV: come gli inserzionisti CTV possono conquistare le famiglie che amano i contenuti sugli animali“. Trascriviamo parte di quanto afferma l’articolo a cura di LG Ad Solutions: “Le famiglie amano i propri animali domestici. Infatti, non solo più della metà di tutte le famiglie con CTV (Connected TV) possiede un animale domestico (59%) e il 73% ritiene che gli animali meritino di essere coccolati. Inoltre, i proprietari di animali domestici che utilizzano la CTV rappresentano un pubblico di grande valore e hanno un reddito familiare mediano superiore del rispetto alle famiglie che non possiedono animali”.
Dati anonimizzati
L’articolo combina dati di ricerca sul profilo delle famiglie con segmentazioni ottenute anche attraverso l’ACR: LG Ad Solutions spiega infatti di aver utilizzato la propria tecnologia per individuare i nuclei che avevano guardato almeno due ore di contenuti dedicati agli animali nel quarto trimestre 2024. Peraltro nell’articolo stesso si dichiara: “Gli inserzionisti possono usare l’ACR per capire quali televisori hanno visualizzato i vostri annunci sugli animali domestici e quelli dei propri concorrenti“: resta però centrale comprendere quale sia l’effettivo livello di anonimizzazione o pseudonimizzazione degli identificativi utilizzati e fino a che punto questi possano essere correlati ad altri dispositivi del medesimo nucleo.
End User Agreement Italiano
Newslinet ha effettuato un controllo sui termini d’uso per i clienti italiani: in questi, LG scrive espressamente che, a seconda dell’ambiente nel quale viene utilizzato un prodotto dotato di riconoscimento vocale, voci ed espressioni di terzi – familiari, ospiti, bambini e astanti – possono essere registrate e analizzate. LG pone sull’utente l’onere di informare queste persone e ottenere gli eventuali consensi necessari.
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I rischi di sicurezza
Oltre alla questione della raccolta dati in sé, resta il problema di alcune vulnerabilità software individuate, inclusa una presunta falla di remote code execution (RCE).
Se – e questo, ascoltando il video, ci è sembrato uno scenario possibile più che l’annuncio di un bug – un TV che genera trascrizioni delle conversazioni in salotto presentasse una falla che consentisse l’esecuzione di codice da remoto, il rischio non sarebbe più solo “LG sa cosa dico in casa mia“, ma anche che terzi potrebbero ascoltare quanto diciamo con tutti i rischi del caso.
La questione morale
C’è una distinzione che vale la pena fare: che i servizi gratuiti di Google, Meta o simili monetizzino i nostri dati e la nostra navigazione è ormai un fatto acquisito, quasi metabolizzato: usiamo un prodotto senza pagarlo in denaro, lo paghiamo con i nostri dati. È un patto discutibile, ma almeno dichiarato nei suoi termini generali.
Tv pagato, non in comodato gratuito
Un televisore LG di fascia alta, come il modello OLED da 1.100 dollari testato dai ricercatori è tutta un’altra cosa. Il cliente lo ha pagato; per intero, a prezzo pieno, senza alcun sussidio pubblicitario dichiarato.
Che un apparecchio già remunerato dal cliente continui a comportarsi, nelle parole del suo stesso presidente della divisione ads, come uno strumento per “possedere il salotto” altrui, è una forma di doppio incasso che nel mondo dei servizi gratuiti non esiste nemmeno: qui l‘azienda viene pagata due volte, dal cliente all’acquisto e dall’inserzionista dopo.
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I dati di terzi
E c’è un secondo livello, ancora più delicato: un televisore non vive solo nei salotti privati, perché si trova in sale d’attesa di dentisti, studi medici, sale riunioni aziendali. In quei contesti, le persone esposte al microfono ambientale non hanno scelto quel televisore, non lo hanno comprato e potrebbero non avere prestato alcun consenso né essere stati informati.
Dal dentista
Un paziente che parla col proprio dentista dei propri sintomi in sala d’attesa non ha firmato nulla, non ha letto nessuna informativa sulla privacy: eppure quella conversazione potrebbe comunque essere captata da un dispositivo sul quale l’interessato non ha alcun controllo diretto. Ed è proprio l’eventualità contemplata dalle condizioni LG quando attribuiscono all’utilizzatore l’onere di informare i terzi presenti nell’ambiente.
Come proteggersi
Chiudiamo con alcune precauzioni pratiche. Alla luce di quanto emerso, i ricercatori suggeriscono di disconnettere la Smart TV da Internet (filare o Wi-Fi) e di affidare le funzioni OTT a un dispositivo esterno.
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ACR
La problematica dell’ACR, peraltro, non riguarda esclusivamente LG, essendo questa tecnologia diffusa nel mercato delle Smart TV. Questa scelta bloccherebbe ovviamente gli LG Channels e in generale qualunque funzione smart nativa del televisore e resta in carico all’utente valutare se la propria privacy vale quanto questa rinuncia.
Alternative…
Per i contenuti OTT, ormai indispensabili, e per tutte le funzioni smart è però possibile affidarsi a device esterni disaccoppiati, valutando preventivamente le rispettive politiche di raccolta dati.
… ma non equivalenti
Prodotti come Apple TV, Chromecast e analoghi dispositivi costituiscono alternative tecniche alla piattaforma smart integrata, ma non sono equivalenti sotto il profilo della privacy e richiedono una valutazione separata.
Podcast articolo
Qui per ascoltare il podcast dell’articolo. (M.H.B. per NL)
