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Editoriali

Netflix acquisisce Warner Bros e HBO per 82,7 miliardi: non è (solo) la fine dello streaming come lo conosciamo, è la prima guerra dell’IP nell’era dell’AI


Il deal lo conosciamo ormai tutti: 82,7 miliardi di dollari, mix di cash e azioni, 27,75 dollari per azione più una breakup fee da 5,8 miliardi che ha fatto impallidire mezzo Wall Street.
Paramount è rimasta con il cerino in mano, David Ellison furioso, tre offerte respinte e una lettera di 4.000 parole che accusa tutti di conflitto di interessi. Inutile.

Ma lasciamo perdere per un attimo i numeri da capogiro e la soap opera dell’asta.
Il punto vero, quello che in pochi stanno raccontando davvero, è un altro: Netflix non ha comprato una library. Ha comprato il petrolio del prossimo decennio.

Tra 24-36 mesi (non di più, a detta di chi segue da vicino OpenAI, Runway e Pika) generare un lungometraggio o una stagione intera di qualità hollywoodiana costerà quanto oggi costa renderlo in 4K.
Cioè quasi niente.

Enter the IA

La generazione di script, immagini, e infine intere sequenze video con la IA renderà nel corso dei prossimi anni la creazione di nuovi “contenuti” (film e serie) un’attività rapida, poco costosa e infinitamente declinabile

E Netflix è sempre stata una società “technology driven”, per convincersene basta leggere il loro blog tecnologico, dove si legge ad esempio che la società ha sviluppato un proprio “foundation model” – mettendosi dunque allo stesso livello di OpenAi, Google e xAI.

Per i curiosi, lo trovate qui: https://netflixtechblog.medium.com/


Quando il costo marginale di produzione collassa a zero, l’unico asset che mantiene valore è la proprietà intellettuale riconoscibile dal pubblico globale.

Batman, Superman, Wonder Woman, Harry Potter, Hogwarts, Game of Thrones, Friends, The Sopranos…
Netflix si è appena assicurata il diritto esclusivo di stampare soldi con questi marchi per i prossimi cento anni, senza più dover pagare 200 milioni a episodio o 250 milioni a film.

Come Disney

È la stessa logica che ha spinto Disney a ricomprare Marvel e Lucasfilm quindici anni fa, ma portata all’estremo: non serve più girare, basta addestrare i modelli sulle library originali e poi generare all’infinito sequel, prequel, spin-off, what-if, versioni per ogni mercato linguistico e ogni fascia d’età.

L’operazione, poi, è stata disegnata con una pulizia quasi chirurgica:
– prendi lo studio Warner, la library e HBO Max
– lasci ai venditori tutto il peso dei canali lineari moribondi (CNN, TBS, TNT, Discovery) che verranno parcheggiati in una NewCo separata
– ti tieni solo le parti che rendono e che alimenteranno i tuoi modelli AI.

Bank of America l’ha chiamata “three birds, one stone”. Traduzione:

  1. elimini un concorrente diretto
  2. fonda il primo con il terzo player dello streaming
  3. ti assicuri il 70% dei franchise trans-generazionali che contano davvero quando l’AI entrerà in produzione industriale.

Le lettere anonime di alcuni produttori a Capitol Hill e le bordate di Elizabeth Warren (“anti-monopoly nightmare”) faranno rumore per qualche mese, ma il precedente della breakup fee da 5,8 miliardi è un messaggio chiarissimo agli antitrust: Netflix è pronta a pagare cash per dimostrare che ci crede sul serio. Difficile che qualcuno abbia il coraggio di fermarla.

Il gioco cambia per sempre.
Chi possiede l’IP vince.
Chi non ce l’ha potrà generare quanto vuole, ma dovrà inventarsi personaggi nuovi da zero in un mondo dove l’attenzione è già saturata da Batman e Harry Potter.

Netflix ha appena fatto l’ultima grande spesa della vecchia Hollywood per dominare la nuova.


Se tra tre anni avrà ragione o se avrà speso 82 miliardi per un museo bellissimo ma inutile, lo scopriremo presto.
Per ora una cosa è certa: il futuro dell’intrattenimento non si gira più a Los Angeles.
Si allena nei data center.