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Editoriali

Cloudflare multa AGCOM: la violenta risposta del CEO, i rischi per Milano-Cortina e l’intervento di Borghi

l 9 gennaio 2026 il CEO di Cloudflare, Matthew Prince, ha pubblicato un lungo e durissimo post su X (ex Twitter) per denunciare una sanzione da circa 14 milioni di euro (equivalenti a oltre 17 milioni di dollari) inflitta alla sua azienda dall’AGCOM, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Prince definisce il provvedimento «ingiusto» e parla apertamente di tentativo di censura globale dell’internet, accusando l’Italia di aver ceduto a una «cabala oscura di élite mediatiche europee».

Il post, diventato rapidamente virale con decine di migliaia di interazioni, descrive nei dettagli la posizione di Cloudflare: l’azienda non intende piegarsi a un meccanismo che considera privo di garanzie minime di diritto. Prince annuncia azioni di ritorsione potenzialmente pesanti, tra cui il ritiro dei servizi di cybersecurity gratuiti per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 , la cessazione dei servizi free per utenti italiani, la rimozione dei server dal territorio nazionale e l’abbandono di ogni piano di investimento in Italia.

Al centro della controversia c’è la legge antipirateria italiana del 2023 (legge 93/2023), che ha rafforzato il cosiddetto **Piracy Shield**: una piattaforma gestita da AGCOM attraverso la quale i titolari di diritti (in particolare Leghe sportive, broadcaster e produttori audiovisivi) possono segnalare in tempo reale siti e indirizzi IP che diffondono illegalmente contenuti protetti da copyright, come partite di calcio, film e serie tv.

La norma impone ai fornitori di servizi della società dell’informazione – inclusi DNS resolver pubblici come il famoso 1.1.1.1 di Cloudflare, VPN, hosting provider e persino motori di ricerca – di bloccare l’accesso ai domini e agli IP segnalati entro **30 minuti** dalla notifica, senza necessità di un ordine giudiziario preventivo. Il blocco deve essere efficace non solo in Italia, ma su scala globale, pena sanzioni fino al 2% del fatturato mondiale della società.

È proprio il rifiuto di Cloudflare di ottemperare sistematicamente a questi ordini la ragione della multa record notificata l’8 gennaio 2026. Secondo AGCOM, nonostante precedenti diffide e un ordine formale risalente a febbraio 2025, l’azienda americana avrebbe continuato a non adottare misure concrete per impedire che i propri servizi venissero utilizzati per diffondere contenuti pirata. Una larghissima percentuale dei siti oscurati dalla piattaforma Piracy Shield sfrutta infatti l’infrastruttura di Cloudflare.

Prince ribatte con forza: il meccanismo non prevede trasparenza, contraddittorio, appello né controllo giurisdizionale. Definisce il sistema una forma di censura extragiudiziale gestita da un’autorità amministrativa indipendente, ma di fatto influenzata da interessi privati del mondo dei media. A suo avviso, il blocco globale richiesto dall’Italia viola i principi del rule of law e rappresenta un pericoloso precedente per la libertà di espressione su scala planetaria.

Il caso ha assunto una dimensione internazionale. Lo stesso Prince cita il sostegno di figure come **Elon Musk** e del vicepresidente americano **JD Vance**, inquadrando la vicenda come una minaccia al free speech e un problema di commercio internazionale sleale. L’amministratore delegato annuncia incontri a Washington e con il CIO a Losanna per evidenziare i rischi per la sicurezza informatica delle Olimpiadi invernali.

Interviene Borghi

In Italia la reazione politica non si è fatta attendere. Il senatore della Lega Claudio Borghi, figura di spicco del partito al governo, è intervenuto direttamente rispondendo al post di Prince. Borghi esprime «grande preoccupazione» per la sanzione, ricorda che AGCOM è un’autorità indipendente e che quindi né il Governo né il Parlamento possono impartirle direttive. Tuttavia, assicura che la Lega – da sempre contraria a forme di censura in sede europea, come dimostrato dal voto contrario al Digital Services Act – farà verificare con attenzione se vi siano stati «fraintendimenti» sul ruolo di Cloudflare.

Il senatore sottolinea che la multa nasce dall’applicazione di una norma antipirateria volta a contrastare siti che trasmettono illegalmente piattaforme pay-tv (in primis eventi sportivi). Borghi apre alla possibilità di un dialogo diretto, invitando Prince a contattarlo in privato per chiarire la situazione e trovare soluzioni che rispettino sia la tutela del diritto d’autore sia le garanzie per gli operatori digitali.

Il caso Cloudflare rappresenta il primo vero scontro ad alto livello tra un gigante della Silicon Valley e il sistema italiano di contrasto alla pirateria online. Da un lato vi è l’esigenza, condivisa da larga parte del mondo dello spettacolo e dello sport, di arginare un fenomeno che genera danni economici stimati in miliardi di euro l’anno. Dall’altro, la preoccupazione per un meccanismo che rischia di delegare a un’autorità amministrativa poteri tipicamente giurisdizionali, senza adeguati contrappesi.